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Le probabili soluzioni alla crisi dell’Euro: applicazione principi di Mundell

Scritto da on giovedì, 11 Luglio 2013No Comment

I prinicipi di Mundell elencati e descritti nel precedente articolo dedicato, potrebbero risolvere i dannosi problemi che affliggono la zona euro al fine di ristabilire e rinsaldare la potenza storica del continente e dare vita ad un vero e proprio rinascimento economico. Siamo pronti?

  • Il grado di correlazione tra i clicli economici dei diversi Paesi appartenenti alla stessa area valutaria. In parole povere l’applicazione alla lettera di questo principio vorrebbe dire mettersi al passo con i livelli raggiunti dalla Germania. Questo impegno, di fatto cambierebbe le tendenze e spingerebbe i Paesi in via di sviluppo e non a seguire un esempio di successo molto interessante, quale quello tedesco. Il problema centrale e’ quello che per risollevare i veri giganti servono delle riforme strutturali che mirino ad intensificare gli sforzi per una crescita economica fruttuosa. In questo senso la Germania dovrebbe rallentare la sua corsa a sostegno delle altre nazioni europee incoraggiando i loro mercati e le loro economie. Sempre la prima della fila potrebbe suggerire la strada da percorrere senza peccare di protagonismi e avidita’, ma la strada sembra ancora in salita.  parkour10
  • Mobilita’ dei fattori produttivi e flessibilita’ dei salari. Questo affascinante termine economico lascia spazio alla fantasia facendo sperare in qualcosa di positivo, ma e’ tutt’altro. Per mobilita’ dei fattori produttivi, si intende un trasferimento di capitale umano e risorse da uno stato con basso tasso di occupazione ad uno con alto tasso, e in questo dinamismo generale l’offerta di lavoro sara’ la fonte di spostamento. Il secondo punto e’ quello peggiore, in quanto le aziende cercheranno capitale umano e risorse a prezzi sempre piu’ bassi non solo nella stessa zona euro, ma anche fuori dai suoi confini. Tutto questo provocherebbe un abbassamento del livello salariale a soglie preoccupanti e in linea con il mercato mondiale. Per avere un’idea piu’ chiara, “nelle Filippine, un operaio dell’industria manifatturiera percepisce un salario di 1.40 dollari all’ora: in Brasile 5.50 dollari, 13 in Grecia, 23.30 negli Stati Uniti fino ad arrivare ai 35 dollari all’ora in Danimarca” (fonte Il Sole24ore). Il punto quindi e’ scegliere di aprirsi alla globalizzazione e accettare il fatto di essere cittadini non solo italiani o greci, ma europei riconoscendo nel lavoro questo fondamentale principio. Il tutto vuole significare un trasferimento continuo, un amalgamarsi di culture e identita’ nazionali che non possono scomparire nel melting pot generale. La soluzione che preferisco e’ quella che mantiene salde le culture e le tradizioni di una determinata nazione, ma si possa godere di una privilegiata liberta’ all’interno dell’unione. Per sopperire a queste problematiche l’Europa dovrebbe investire in programmi scolastici, culturali ed educativi che possano esaltare questa idea di unione e cooperazione, al fine di incoraggiare maggiormente un possibile trasferimento da una citta’ all’altra dell’Europa.
  • Politica fiscale centralizzata. Quest’ultimo aspetto e’ molto difficile da  implementare, in quanto i vari sistemi tributari sparsi per il continente europeo non sono del tutto efficienti. Se pensassimo alla situazione italiana dove si dissipano centinaia di miliardi di euro di tasse non versate, di certo non risultiamo credibili agli occhi degli altri stati. Infatti il punto e’ che in molti Paesi europei c’e’ un disperato bisogno di riformulare la tassazione e renderla piu’ efficiente e meno opprimente. In ogni caso, attraverso una politica di questo genere, l’Europa avrebbe un mezzo molto potente per poter intervenire nelle situazioni di difficolta’ con prontezza e tempestivita’. Naturalmente, il sistema tributario di ogni nazione dovra’ essere riformato e la competitivita’ in termini di fiscalita’ agevolata sara’ molto limitato. Scegliendo un buon livello di tassazione agevolato ma condizionato, magari una banda tra cui oscillare (12,5% e 20%), si otterrebbero ottimi risultati che sospingerebbero gli investimenti la ripresa e la crescita. In poche parole, le risorse risparmiate con la nuova tassazione agevolata dovranno essere investite in ricerca e sviluppo, ambiente e in assunzioni under 25.

La strada da intraprendere portera’ forse ad un futuro migliore, ma i sogni si devono sudare.

 

 

GIOVANNI MARIA LEPORI

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