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Scritto da on martedì, 26 Giugno 2012No Comment

Più mi guardo intorno e più devo continuare a girarmi intorno. Senza pazienza aspetto un momento, anzi, il momento. Quello che ti cambia la vita, quel colpo che non avevi previsto, quel volo da 5000 mila metri con il paracadute che ti si apre nella red zone prima di ritrovarti a fare l’amore con le membra terrose di madre natura. Si! Vivo di emozioni forti, drogato di adrenalina, voglioso di superare il punto della parola “FINE.”, voglio galleggiare su una vita parzialmente scremata, esagerando! Secondo me si apprezzerebbe di più la vita. Non intendo con questo, che ci si debba perdere nel vizio più sfrenato, a meno che non sia candeggina per le nostre radici. E con questo non voglio di certo convincervi che la vita sia fatta di eroina e non di eroi.

Voglio prendere i vizi sani della vita, andare al massimo con un Porsche a idrogeno. Ho amato, come propriamente la parola amare si trova nel significato più acerbo, tentare di autoannullarsi nella felicita’ di un’altra persona alla quale daresti anche la tua vita, e che rimane pur sempre una sconosciuta. Ma al contempo non sono stato mai cosi’ bene in vita mia..diciamo che ho fatto la fine dell’alcolizzato a cui piace farsi scorrere nel sangue il suo veleno e adesso senza fegato, riesco a bere il più dolce dei Barolo. Voglio fare della mia vita, una storia a colori, con cancellature, senza margini ne contorni. Voglio essere un cantiere aperto. Voglio misurare il mio benessere, con il conteggio delle cose rimaste che non mi rendono felice, come fosse un countdown per far partire, con me assoluto protagonista, il più lungo cunnilingus di tutti i tempi alla migliore Brigitte Bardot , e non con l’elenco delle macchine in garage o con il 740 di fine anno. Perché il vero problema di questa società credo proprio che sia una questione materiale. La gente non sogna più. Rimane con i piedi per terra, perché ha un mutuo, ha una finanziaria, ha la bolletta del gas che gli e’ scaduta da due giorni, perché deve ricaricare il cellulare altrimenti e’ fuori dal giro, e visto che il giro le sta stretto.. fa due marchette per ricaricare e ampliare il giro. Il dio Denaro, ha messo tutti in riga. Siamo pecorelle smarrite senza un vero Pastore a meno che non sia, in ordine crescente, di colore azzurro, rosso, di nuovo, azzurro un po’ più scuro, arancione, verde, giallo e addirittura VIOLA!Non mi viene proprio in mente una divinità mai esistita che abbia avuto la pelle viola. Oggi c’è’ anche questo. L’unica cosa che ci tiene veramente in catene e’ anche la cosa più amata. Se ci pensassimo bene…se non ci fosse questo legame cosi’ sanguigno, una persona avrebbe la possibilità di essere assolutamente e totalmente espressione di se stesso e della propria mente, senza che venga forgiato o deviato da chi sa quale dettame o regolamento di fabbrica,a cui deve porgersi per campare, per tirare avanti la baracca. Si ha più paura di rimanere senza un euro che di essere seppelliti in un letto di paglia, senza manco un briciola di marmo nero. Certo io parlo come chi analizza il crack finanziario del 2007 senza averci messo un soldo. Ma e’ proprio nella semplicità che risiede il piacere più intenso, che appaga lo spirito, il aśukla avipāka karma karmaḳsayāya saṃvartate, il più idilliaco dei paradisi religiosi e laici.

Non dico certo che non dobbiamo essere mossi da obiettivi, da aspirazioni, da progetti e da ambizioni, ma dico solo che se la carota fosse d’oro il mulo non si muoverebbe di un millimetro. Dobbiamo tornare a sentire la nostra natura, allo stato brado, selvaggiamente dobbiamo seguire i nostri istinti, senza pero’ dimenticare l’eleganza degli esseri umani.

Non voglio dormire, per non perdere il tempo per sognare. Non voglio perdere tempo, ma usarlo per le cose che a me, piacciono. Voglio essere tanti lavoratori, ma non essere schiavo di nessuno. Voglio l’erba voglio, perché secondo me il Re, non e’ mai andato ad Amsterdam. Voglio essere il sole, per poter sputare in faccia ad Icaro. Voglio essere il più piccolo animaletto al mondo, per poter fare il bagno nei buchi della cellulite di una gran fica. Voglio cambiare forma e natura. Voglio essere un moto perpetuo, su cui ne sguardo ne parole possano posarcisi. Voglio che la gente si faccia un po’ più i cazzi propri, perché sinceramente se sono su facebook e’ perché altrimenti sarei obsoleto, non per dimostrare quanto valgo come manichino, ne’ come persona. Non serve alienarsi in qualcun’altro, noi abbiamo già la nostra approvazione, il resto non conta. E poi basta co ste frasi patetiche, siate voi i creatori di qualche cazzo di frase o aforisma. O se volete copiarli, copiateli dall’ultimo libro che avete letto, altrimenti sono frasi di spessore appiccicate la’ dove c’è’ un cazzo di buco gigante. Basta con la ricerca della verità. Voglio dire, ci si deve accontentare di sentire raccontare una bella storia, anche se nel bel mezzo del racconto sono comparsi leoni a tre teste, perché in ogni caso sapere con esattezza che hai fatto il 22 novembre 1963, non frega un cazzo a nessuno…e se non ci dovesse piacere la storia?..chi ve la racconta vi avrebbe deluso sicuramente in qualche altro modo. La realtà e’ mera apparenza per certi versi. Con lo scritto che sto per concludere, non voglio assolutamente essere categorico, ne mi voglio erigere a sommo Maestro che vi sta illuminando la via giusta o che vi sta insegnando a campare, e porgo le mie scuse a chi per tutto il racconto si sia ripetuto “ma chi cazzo e’ questo” o “e certo! Ha scoperto l’acqua calda!”. Questi sono solo i pensieri di un ventenne che scrive perché”..perché scrivo? Per paura. Per paura che si possa perdere il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile…”

GIOVANNI MARIA LEPORI

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