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La mafia uccide solo d’estate, il film

Scritto da on mercoledì, 1 20 Gennaio14No Comment

 Il 28 novembre e’ uscito nelle sale dei cinema “La mafia uccide solo d’estate”, il primo film da regista di Pif, ex inviato delle Iene, conduttore e autore televisivo (tra le altre cose del programma di MTV il Testimone).la-mafia-uccide-solo-destate-pif-locandina

Il film, ambientato in Sicilia e ha come interpreti lo stesso Pif, Cristiana Capotondi, Claudio Gioé e Ninni Bruschetta e racconta la storia di un bambino di Palermo, Arturo, che per uno strano caso ha il destino segnato da importanti coincidenze con fatti e misfatti mafiosi. Il protagonista, interpretato e diretto da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, debutta al cinema con una pellicola istruttiva, che sa far interrogare le persone sulle proprie responsabilita’ sociali e culturali, sul mancato o scarso impegno per far si’ che la situazione possa cambiare. Il tutto e’ visto con gli occhi e l’innocenza di un bambino. L’ironia, la delicatezza e la sensibilita’ scelta da Pif nell’affrontare un tema cosi’ impegnativo quale la mafia, e’ disarmante in quanto con vera semplicita’ fa osservare alla platea dettagli non trascurabili, sinceri e sintomatici di una realta’ trascurata e atavica. Interessante e’ stato il modo di ripercorrere oscure vicende della nostra repubblica attraverso la passione smisurata, quasi ossessiva, di Arturo nel divinizzare la figura di Andreotti e il ruolo della DC. Quest’ultimo aspetto sociologico infatti, e’ toccato quasi indirettamente, mettendo in luce un senso flebile di interessamento alla politica e appartenenza sociale. Simbolo e’ la scena in cui Arturo travestito da Andreotti non viene riconosciuto da nessuno.

La scena che puo’ riassumere l’essenza, lo spirito e l’impostazione del film e’ quella in cui il piccolo Arturo, spaventato dagli efferati omicidi mafiosi, chiede al padre se mai la mafia avesse ucciso anche loro, ricevendo come risposta che non aveva da preoccuparsi, perche’ la mafia avrebbe ucciso solo d’estate. Questa frase, ci fa capire quanto la popolazione del tempo fosse passiva e omertosa nei confronti dei crimini che si susseguivano numerosi. Il menefreghismo e lo scarso interesse vengono meno quando vennero uccisi gli eroi della rivincita del bene sul male, i due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La storia d’amore tra Arturo e Flora, interpretata da Cristiana Capotondi fa da coreografia e linea guida per segnare il passaggio degli eventi e dare un orientamento cronologico alla storia. La dolcezza nei gesti e la purezza nei modi e nelle manifestazioni di un amore infantile, garantiscono un trasporto sentimentale ed emozionale che lasciano gli spettatori inteneriti e sicuramente toccati.

Il film, che ha ottenuto un discreto successo nel primo week-end, sfiorando gli 800000 euro di incassi, lascia l’amaro in bocca. L’intera storia ci appesantisce il senso di colpa di non aver fatto abbastanza per migliorare il futuro delle nostre generazioni, e uccide l’animo di chi ha fatto finta per molto tempo ed e’ sceso a patti con Cosa Nostra.

 

 

GIOVANNI MARIA LEPORI

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